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DIARIO di BORDO 2017 di Dino Caldarera

XXVII GIRO DI SICILIA –

DIARIO DI BORDO dell’equipaggio n°378 – Alfa Romeo – Alfetta GTV 2500 cc.

Sera del 5 giugno 2017- Porto di Palermo –

Il Giro si è concluso. Tutto è finito, imbarcata l’Alfetta sulla Nave-Traghetto ” La Suprema”, salito in coperta, seguo dall’alto la colonna di Auto, Camper e Veicoli di vario genere che lentamente scompare dentro il ventre della nave.

C’è frenesia nell’aria, la frenesia tra chi parte per tornare a casa, al lavoro, alla quotidianità e quella di chi lascia la Sicilia per il Continente dopo una pausa di svago, durante la quale ha scoperto un mondo diverso, ma uguale da millenni quale è la Sicilia.

Dopo mezzanotte la “Suprema” lascia gli ormeggi e lentamente esce dal Porto, le fioche luci di Palermo ci accompagnano sino all’orizzonte sotto un cielo stellato che si riflette sulla piatta superficie del mare.

Arrivederci Palermo, arrivederci Giro di Sicilia, è stato bellissimo !

 Torniamo indietro di qualche giorno !!!

 Genova 28 Maggio 2017 – All’andata, verso Palermo, la traversata è stata gradevole, mare calmo, la notte è passata tra i rumori della sala motori, ed il “ ronf, ronf “ umano di qualche passeggero immerso in un torbido sonno in cuccetta, a cui ho rivolto affettuosi fischiettii, intonati alle più celebri arie musicali, canzonette anni 60, senza alcun risultato.

Al mattino presto, leggera brezza di mare in coperta, un buon caffè, l’orizzonte a prua, mettono buon umore al viaggiatore, specialmente ad un siciliano, emigrato, che torna nella sua terra a realizzare un sogno!

Dopo il caffè, converso con gli equipaggi stranieri, anche loro in viaggio per il Giro di Sicilia. Una coppia austriaca è scesa con una Fiat 125 armata per Rally, con fanaloni, paraspruzzi e varia strumentazione di bordo. Giovani, sulla trentina, simpatici, dò loro notizie sul percorso del Giro e m’infiammo nel descrivere la storia della mia terra e delle edizioni del Giro dal 1947 al 1957. Allaccio la conversazione con una coppia francese di Saint Tropez, e qui il discorso si fa più interessante, Lui è distaccato, francese, parigino del 14° arrondissement, lei ammicca, ed io sollecito l’ammiccamento, niente di speciale, la natura masculo-sicula e la elegante cordialità, gioco in casa, privilegiando il piacere della conversazione, voglio lasciare un bel ricordo. All’arrivo ci scambiamo gli indirizzi con l’augurio di rivedersi, “On sais jamais” dice Lei. Sono diretto al XXVII Giro di Sicilia per Auto d’Epoca, con la mia fida Alfetta, con calma e… senza fretta.
Da bambino ho visto tutte le edizioni del Giro di Sicilia, dal 1947 al 1957, ed il ricordo di quei meravigliosi momenti è sempre vivo in me, per questo partecipare a questa edizione è l’avverarsi di un sogno.

Arriviamo a Palermo la sera del 29 maggio, c’è tempo per gustare a volo un’arancina ed un gelato al pistacchio, per conciliarsi subito con l’arte culinaria siciliana.

I giorni successivi trascorrono veloci tra preparativi vari e ricognizioni, arrivando così al 1° giugno giorno fatidico della partenza.

1a TAPPA – Palermo – Marsala km. 120 –

Al mattino dopo le verifiche, provvedo a portarmi al parco chiuso in via Libertà, lascio l’Alfetta in bella mostra di sè. Se lo merita, è una macchina robusta ed affidabile, e…quando serve… anche cattiva, è un’Alfa Romeo !

Nel Pomeriggio mi raggiunge il mio navigatore; Uccio, da Porto Empedocle, compaesano, come Pirandello e Camilleri.

Attacchiamo i numeri alle portiere, ci leggiamo il regolamento ed il “radar”della 1^ prova, che dopo due giri di Palermo ci porterà ad Alcamo, Castellammare del Golfo, Salemi e Marsala.

Intanto nel pomeriggio Via della Libertà si popola, gente di tutte le età, i giovani ammirano le sportive, dai cofani lucidi, sotto i quali si celano meravigliose orchestre da cui si librano suoni solenni di metalliche armonie. I meno giovani, guardano, sospirano e nei loro occhi scorgi la dolcezza dei ricordi di gioventù, quando era l’audacia a fare da maestro d’orchestra sotto quei cofani lucidi. I bambini poi, i più entusiasti, guardano forme e colori, mai visti, così diversi dall’uniforme geometria delle moderne auto di serie.

Incontriamo Nino Vaccarella, il Palermitano più amato da tutti, ed è un vero piacere conversare con Lui. Sempre così amabile e disponibile. Ti mette a proprio agio e la conversazione si svolge piacevolmente, scorrevole di ricordi, osservazioni, ironia distillata in poche calibrate parole. Ad ogni passo c’è qualcuno che lo ferma, lo saluta, chiede l’autografo lo ringrazia e rinvia la memoria a tempi felici. Lo erano per tutti, per lui che vinceva e per noi che esultavamo per le sue magnifiche vittorie.

Dalle 20,30 in poi cominciano le partenze ed anche noi, quelli dell’Alfetta 378 ci prepariamo.

Alle 21,50….  via !  Anche noi in corsa verso via Roma verso mare, zona pedonale, la gente ci accoglie con entusiasmo, uno spettatore con un grosso cane, preso alla sprovvista, non al corrente dell’avvenimento, reagisce con qualche colorita imprecazione.

Diamo un colpo al nostro clacson, “- E’ il Giro di Sicilia bellezza!!” gridiamo, ed agitando un cordiale gesto della mano, rimediamo all’equivoco.

Il concorrente dietro di noi…invece – “Cretino,..gli grida, leggi i giornali!

Siccome procediamo a strappi, arrivati ai “Quattro canti” siamo costretti a fermarci, cosicché, il tizio col cane raggiunge il concorrente dietro di noi. Cane e padrone si scagliano contro l’autore del “Cretino”.

Ingraniamo la 1a e via…a pistoni ..levati, tanto i litiganti.. sono maggiorenni, si spiegheranno tra di loro.

 

Presto usciamo da Palermo, verso Monreale, è notte, con i fari, luce bassa, la Sicilia si rivela misteriosa ad ogni curva. Profumo di campagna, di terra generosa, coltivata, attraversiamo qualche casolare, c’è qualcuno che ci saluta agitando le mani, ed arriviamo così, in un tratto di strada pieno di curve. La segnaletica d’antan, un vero rebus, quando meno te l’aspetti arrivi in una Piazza, accogliente, con la gente che fa voci e ti acclama. Attorno, l’architettura della Basilica di Monreale, illuminata, è più solenne e nello stesso tempo semplice a ricordarti l’immensità dei secoli.

Scendiamo veloci verso Borgetto e Alcamo, è già tardi, lungo la strada statale incontriamo poche auto, all’ingresso di Alcamo, famosa per il suo vino Bianco secco e profumato, con grande sorpresa notiamo molto movimento, man mano che ci avviciniamo la folla è sempre più numerosa. Per attraversare il centro siamo stretti tra due ali di folla che ci dà il benvenuto con grande entusiasmo. Arriviamo in una piazza, una Piazza qualsiasi, come tutte le piazze siciliane che fanno festa. La gente si accalca verso di noi, vociare e grida di festa, applausi. Non avevo mai provato nulla di simile, vengo contagiato anch’io da questo caloroso entusiasmo, ecco, penso questa è la Sicilia che mi ricordo negli anni 1947 – 1957 al passaggio del Giro di Sicilia di velocità.

Non ci sono più i grandi Campioni, Nuvolari, Taruffi, Villoresi, Bracco, Biondetti con il Principe Igor, La Motta, Musso, Castellotti, Collins, Gendebien ed i siciliani : Starrabba, Musumeci, Vella, Tacci, Montalbano. Poi ci siamo noi, anonimi conduttori di splendidi esemplari di Auto d’Epoca, cariche di storia, di significati. E la gente si sporge verso di noi, ma cos’è, tutto ciò penso ?

E’ quell’istinto di accoglienza verso il forestiero che attraversa il paese, che viene da lontano, dal Continente, passa e se ne va, e la Sicilia l’accoglie con calore, con generosità. Ecco ho provato questi profondi sentimenti, e mi accorgo che esistono ancora, sono dentro alle persone, in Sicilia, e come per un miracolo il Giro di Sicilia li ha svegliati dal lungo dormiente letargo.

Il passaggio ad Alcamo ci ha elettrizzati e pieni d’entusiasmo, contagiati, filiamo verso Castellammare del Golfo. Altro passaggio tra la folla entusiasta, ci fermano al centro della piazza, sentiamo i nostri nomi scanditi chiaramente da un microfono, s’avvicina una bella mora siciliana, ma quale sorpresa! Ci conosciamo, s’illumina in un sorriso splendente di luna piena, mi mette tra le mani un sacchetto

  • È un “pensierino” che diamo a tutti i concorrenti mi dice, accompagnando il dono con una bottiglia di buon vino Bianco , – “Così abbiamo da mangiare e da bere Le dico, sporgo la guancia dal finestrino e rimedio un bacetto !

Ingrano la prima, un colpetto all’acceleratore, l’Alfetta risponde rombante, saluta a suo modo, e lasciamo la piazza tra voci e nutriti applausi.

Mizzica ! da Genovese acquisito, penso, qua se ad ogni paese che attraversiamo ci danno un regalino, va a finire che a fine corsa, di ritorno a Genova, metto una bancarella in Piazza e fò un bel po’ di palanche vendendo le delizie siciliane ed i souvenir.

Insieme agli altri concorrenti, ancora sorpresi da questa calorosa accoglienza che abbiamo trovato, sull’onda dell’entusiasmo sbagliamo percorso ed andiamo a finire sulla Palermo- Mazara del Vallo.

 

2 Giugno 2017-  da Mazara a Piazza Armerina km. 312 –  

All’indomani ci alziamo presto, è la mia giornata, passeremo da Porto Empedocle, il mio paese, dove sono nato e fatto uomo. Mi vesto da Pilota di Rally, tuta grigia anni 80, con le ”stimmate” Alfa Romeo, il Tricolore, nome e cognome e gruppo sanguigno. Dicono mi doni parecchio ! Dopo un giretto per Mazara ed il suo abbagliante lungomare, prendiamo la SS.115 per Agrigento, passiamo per Sambuca di Sicilia, arrampicata tra colline di roccia e casette linde a far da corona, scendiamo dentro le viuzze, a passo d’uomo, gente ai lati della strada, un bambino tiene in mano un pallone, esclama:

  • che bella questa macchina rossa, ed io tendendo il braccio, ciao! Mi dai il pallone?

E la mamma, – Hai visto! Che bella, è una macchina da corsa, ed ha pure il costume da autista !!! (riferendosi alla mia tuta).

  • io ed il mio navigatore ci spertichiamo dalle risate! Ecco un evidente esempio di filosofia Pirandelliana! Noi credevamo che…ma gli altri ci vedevano in modo diverso!
  • Passiamo per Sciacca, dove c’è il controllo a timbro, tra i palazzi ornati nello stile Barocco Sciacchitano, attraversiamo Piazza Scandaliato e il bel lungomare, fino a Ribera, città della arance, Cattolica Eraclea, Siculiana, arrivando a Realmonte alla Scala dei Turchi.
  • Facciamo subito il controllo con il timbro dell’Ufficialità.

Rivedo così il mio mare africano, la spiaggia dove tanti ricordi stanno tra le bianche rocce a gradoni, ed il mare trasparente come vetro di Murano.

Non posso fare a meno di esaltarmi verso gli altri concorrenti nel decantare la natura, i luoghi, le particolari bellezze naturali dei luoghi. M’improvviso testimonial –itinerante-foto-turistico dei luoghi, invitando tutti a ritornare per le vacanze. Ma quali Caraibi! Ma quale Dubai! Ma quale Costa Azzurra, guardate che spettacolo, che paradiso !

– Tornate. Tornate !.. dico a tutti.

Il mio navigatore mi spinge a salire in auto, ricordandomi di non esagerare, ci aspettano a Porto Empedocle, dove arriviamo dopo qualche minuto verso le 12, 40.

Matri Maria ! picciotti che organizzazione!

Il palco allestito sotto al Palazzo del Municipio, il grande orologio sulla facciata principale… è fermo, si sa in questi casi il tempo si ferma !

La Sindaco ci accoglie cento metri prima, con un sorrisone di benvenuto, chiede di poter salire sull’Alfetta 378, acconsentiamo subito e arriviamo insieme davanti al Palco della Pro Loco. Scendiamo, con gran sorpresa del pubblico, che non s’aspettava l’arrivo della Sindaco con l’Alfetta e veniamo sommersi da un mare di applausi, ed io sommerso da abbracci, baci e… tenerezze affettuose, barbe dure pungenti, mani calorose mi stringono e mi porgono in mano …un cannolo! Sono stordito, imbarazzato…mangiare il cannolo o abbracciare gli amici… Non so cosa fare. Poso il cannolo sul sedile di guida… finirà schiacciato sotto al mio sedere, quando dopo la calorosa accoglienza, sarò costretto a partire al volo per non creare una lunga fila delle auto che arrivano dietro di me in attesa… anche loro di gustare un cannolo !

Anche qui ho avuto la bella sensazione della Sicilia viva, ironica, provocatoria, pronta alle sfide ed al confronto. Mi hanno messo un microfono in mano ed io ne ho approfittato, ho spronato i miei compaesani, a muoversi, darsi da fare, non aspettare l’aiuto da fuori, ma scavare dentro se stessi e tirar fuori le proprie risorse.

Proseguendo verso Agrigento, ci fermiamo per un pranzo veloce al Villaggio Mosè ed alle 14:40 siamo sulla SS 115 verso Palma di Montechiaro, paese di Tomasi di Lampedusa e la ricca Licata nella piana dove il 10 luglio del 1943 sbarcarono gli americani.

Arriviamo al controllo a timbro di Gela, dove appena arrivati, siamo invitati a gustare un bicchiere di granita per rinfrescarci. Siamo seduti all’ombra di un grande albero e sentiamo un francese che cerca la moglie gridando:

  • Marì, Marì!.
  • La vediamo, dev’essere Lei …
  • Vous-ete Marie? Le chiedo, – Ouì risponde,lei,
  • Votre mari vous cherche.
  • Le dico…- “Approfitti, è l’occasione per non trovarlo più..”,..Le dico, in francese, sorridendo… Lei mi guarda…- Et Vous avais raison…mi dice (lei ha ragione). Mizzica ! c’indovinai!

In effetti, il marito aveva l’aria di un gran rompi e cercate d’indovinare che macchina aveva? Non ve lo dico… indovinate Voi!!

A Piazza Armerina nel pomeriggio, all’ingresso solita folla di spettatori, una signora ci incita.

Suonate, suonate i clacson, fate festa!!…

Non ci siamo fatti pregare due volte! Entriamo a Piazza Armerina a clacson “Spietati”.

La sera, stanchi, arriviamo a Enna, diamo passaggio ad una bella argentina d’origine trevigiana, Cecilia, fa parte del nutrito gruppo di Italo-Argentini, metà casinisti, metà festaioli, gente simpatica, ci rivedremo dopo; tra l’italiano-siculo e l’argentino ne viene fuori una simpatica conversazione sino all’Hotel Sicilia dove passeremo la notte.

Il tempo è cambiato, piove, il tergicristallo lato guida si blocca, lo smonto a volo, con uno straccio stendo un velo d’olio sul parabrezza e la pioggia scivola via, non si ferma, l’arte d’arrangiarsi !

E’ ora di cena, scendiamo al ristorante, con il mio navigatore, fine di naso, Uccio,..Ti passa il cruccio, scegliamo un tavolo “internazionale” due coppie austriache da Vienna, due coppie Francesi dalla Bretagna. Conversiamo amabilmente, Herr Franz e moglie partecipano al Giro con il n° 038 una splendida “Morgan” con il “Porta-valigie” sopra la ruota di scorta sul posteriore; da quel momento Herr Franz ed io ci saluteremo con “ Guten Morgan”. Non perdo l’occasione di fare una panoramica dei nostri vini, l’altra coppia austriaca sceglie bianco “Inzolia” e Herr Franz, rosso “Sirah Cantine Firriato” Noi ci accontentiamo del Nero d’Avola già servito. E’ l’occasione per me di fare un “excursus” sui vini e sulla cucina siciliana, non perdiamo l’occasione di dare informazioni a chi viene in Sicilia e ha poca conoscenza della Isola, poche notizie, luoghi comuni lette sugli opuscoli turistici molto diffusi specialmente dopo l’uscita dei film della serie “Il Padrino”.

Arrivano altri francesi, poco dopo, credendo che il vino già a tavola faccia parte del menù, “attaccano” la bottiglia di “Inzolia” dell’amico austriaco e quasi la svuotano. Herr Hans, li lascia fare, mentre lei, Inge, osserva sbigottita e contrariata dice qualcosa sottovoce al compagno.

La scena è comica, mi viene da ridere, guardo in alto il soffitto canticchiando “Sciuri… sciuri”. L’amico austriaco prende la bottiglia d’Inzolia e, per non sapere leggere e scrivere, la svuota nel suo bicchiere ed in quello della sua compagna.

I Francesi finalmente capiscono, ma non si scusano, fanno finta di niente, fanno i furbi!!

Ma a farci fare una brutta figura, ci pensa il cameriere del ristorante, che mentre conversiamo, ci interrompe e con voce decisa, chiede di pagare il vino, Inzolia e Syrah agli amici austriaci con fare scortese.

-“ il vino si paga a parte” dice in Italiano. Traduco e smorzo un po’ la situazione.

Calma! gli dico, si può chiedere in altro modo!

Ma iu aiu chiffari !!! dice. (no comment) !

3° giorno – 3 giugno 2017  – Tappa Nissoria – Enna

Fresca aria mattutina, tipica primaverile, abbiamo il tempo di fare un giro verso il Belvedere, arriviamo in una bella piazza situata in alto, ma non è il Belvedere. Ci fermiamo, più in là, c’è il Circolo del paese, dove ancora si pratica il piacere della conversazione, io li chiamo “I CIRCOLI A SOGGETTO”.

A quell’ora seduti a semicerchio all’ombra di un maestoso palazzo, una decina di uomini con la coppola in testa, conversano amabilmente; mi avvicino e chiedo: Scusate per il Belvedere ?

Qua è, girate a destra, pochi minuti, ma se prendete quella stradina, è subito qua dietro.

Mi giro verso l’Alfetta, è aperta, i vetri abbassati, a circa cinquanta metri, non c’è nessuno in piazza tranne quegli uomini.

Ma, dico, posso lasciare la macchina là, (intendendo, è aperta me la custodite Voi?)

Risponde subito il più svelto :

Sì, Sì tranquillo, “semu quattro amici…e un pugnu di latri!! (la scherzosa ironia siciliana).

Scendiamo sino all’Autodromo di Pergusa, la prova speciale ci mette a contatto con la pista. Sull’Alfetta non abbiamo nessuno strumento di cronometria, ci adattiamo con il conteggio dei secondi a voce cadenzata, tanto è bello partecipare, quanto a vincere, non abbiamo mai pensato.

Con rammarico ci fanno uscire subito, avremmo fatto volentieri quattro giretti in Autodromo! Ci avviamo per la 3a tappa che ci porterà a Catania e di ritorno ad Enna.

Sulla strada che da Enna va ad Agira, incontriamo a margine della carreggiata una Fiat 600, triste e solitaria, veterana pure lei, ma non così fortunata come le sue coetanee, è stata messa lì di proposito, pensiamo, un modo come l’altro di partecipare al Giro di Sicilia”, crea l’ambiente !

Al bivio di Agira un gruppo di bambini, festanti ci indica di svoltare a sinistra, ci viene un dubbio, ma noi… come fessi ci caschiamo.

Forse ci hanno confuso con quelli che scendevano da Agira dopo il controllo, oppure, ehm.. ci hanno voluto fare uno “sgherzo”; fatto sta che svoltiamo a sinistra e dopo qualche km troviamo l’indicazione per Agira e ci rendiamo conto di aver sbagliato strada. Seguiamo l’indicazione stradale corrosa dal tempo, quasi illeggibile, ma entrando in paese sbagliamo vicolo, andando avanti la strada è sbarrata da una transenna; ad alcuni passanti chiediamo della Piazza, ci fanno cenno di avanzare, tolgono la transenna, ed arriviamo in piazza ma dalla parte laterale. Per la presenza di un cordolo di balle di paglia e degli spettatori che vi sono sopra, siamo impediti ad immetterci nel corteo che avanza in fila indiana verso il palco, dove il Sindaco ed una pomposa rappresentanza cittadina in abiti d’epoca ed una coppia di sposi appena maritati, salutano l’arrivo dei partecipanti.

Mannaggia ! Siamo intrappolati, scendiamo di macchina e chiediamo ad alcuni spettatori di aiutarci ad entrare in corteo spostando alcune balle di paglia. Subito si organizza lo sgombero, quand’ecco, all’improvviso, che sentiamo l’urlo di due sirene; un’ambulanza ed un’auto dei carabinieri vengono verso di noi, a “sirene spietate” devono passare,..guarda caso, proprio attraverso il varco che abbiamo creato. Che culo! Sposto subito di lato l’Alfetta, in un lampo dico al mio navigatore di salire, passano ambulanza ed Carabinieri, ed a razzo c’infiliamo nel varco. Toh! Siamo davanti al palco, il Sindaco e ..il popolo, ci accolgono calorosamente, precisamente.. sicilianamente ! Ci viene offerto da un cameriere in giacca bianca un profumato e caldo caffè. Nella confusione Ambulanza, Carabinieri, popolo acclamante, tutto è andato bene… secondo il programma, tutto liscio come l’olio.

Poca cosa, direte Voi, ma provate a farvi 200 e passa chilometri, dei quali una ventina “assicutandosi” con una Fiat 124 Abarth Gruppo 4 – Austriaca- W- n° 294 ca a Nissoria ci aviva infastidito ,sonando la Trumma in pieno centro, siccome voliva passari a Tutti i costi. Era dietro di noialtri e facenno scarnazzo!

Noi ci abbiamo fermati, l’abbiamo fatto passari, i signori ci hanno taliato…ironicamenti, como a diri, Và, levati di mmezzo, ca noialtri strechi ci abbiamo l’Abarth Gruppo 4.

Si vidi che Lorsignori non accanoscivano l’Alfetta 378 e la potenza ammucciata, (nascosta) 220 cv. sotto a quel cofano rosso.

Allora noialtri abbiamo aspittato la strata libera, doppo Nissoria, e in quel tratto a vista, scorrevole, dove la strata è abbastanza ondulata e sinuosa come le curve di una bella fimmina, con l’Alfetta 378, ca ci avi una seconda marcia ca strappa l’asfalto sotto alle rote, ci abbiamo stati dietro per un po’, e alla nisciuta di una curva e controcurva, ca lo streco aviva perso abbrivio, abbiamo “stirato” la seconda sino a quasi 6.000 giri, e li abbiamo superati a ” fialuni,” e doppo non li abbiamo visti più, si persero!

Senza andare troppo veloci, si capisce, in condizioni di sicurezza e rispettando i limiti di velocità. Tutto per bene e con giudizio, abbiamo fatto, si capisce ! Piccole, innocue scaramucce, schermaglie tra veterani!

4a Tappa – Enna – Cefalù – km. 135

Tappa breve, che ci porterà, purtroppo, alla fine del Giro di Sicilia a Cefalù.

L’aria è cambiata, gli equipaggi cominciano a conoscersi, a fraternizzare, ne esce un mix di lingue, dialetti, frasi, dove i tempi dei verbi sono spesso all’infinito, ma ci rendiamo conto di aver portato, quasi a termine, una meravigliosa esperienza.

Lasciamo Enna ed il suo alto “Castello di Lombardia” e ci inoltriamo nel cuore della Sicilia. Le strade sono abbastanza curate, verso mezzogiorno siamo sul circuito della Targa Florio e qui siamo presi dai ricordi e dalla nostalgia di tutto quello che quelle strade hanno visto e che celano segretamente senza mai poterlo rivelare.

La curva del cancelletto, lo stacco dell’albero di castagno, la curva del cane spettatore, la curva del paralitico, il ficodindia storto, siamo pensierosi, riflessivi, ogni curva, ogni tratto di strada che abbia un particolare, una casa, un muretto, una roccia, ci porta ad un fatto, un ricordo di molto tempo fa.

Velocità media intorno agli 80 km. Ora, siamo come un cane in cerca di tartufi, l’Alfetta 378, annusa e riconosce i luoghi, è docile e mansueta, anche Lei ripassa i ricordi dei bei giorni che l’hanno vista protagonista sulle strade della Targa Florio.

Dopo una curva vediamo il mare, Cefalù ci aspetta con la sua storica Cattedrale sul mare. A quell’ora la facciata principale ha un colore rosso vivo ed i riflessi del mare la illuminano con solenne eternità.

Ora siamo tutti riuniti in un grande salone dove tavole sapientemente imbandite, aspettano di essere assalite da appetiti arretrati e desideri culinari che si realizzeranno tra poco. Al tavolo sotto il palco dove sono allineate coppe, targhe ed una miriade di premi vari per i più fortunati e meritevoli, troviamo, due simboli Storici dell’Automobilismo Siciliano, Nino Vaccarella e Ciccio “u Scarparu” che sono continuamente richiesti per un saluto, una vigorosa stretta di mano, un abbraccio affettuoso o sportivo, un autografo.

Inizia la premiazione, la conduttrice a “viva voce” reclama silenzio, un volontario..” “S’impone con le tre regole “ Ascolto, tempo, silenzio”. Ha successo, e così i premi cominciano a passare dalle mani femminili a quelle di Nino Vaccarella, di Ciccio, di Nino Auccello, e così via, per finire, gloriosamente tra le mani dei rispettivi vincitori.

Ma, si sa, il tempo è Tiranno, devo accompagnare il mio navigatore alla stazione di Palermo, deve rientrare a Porto Empedocle.

Prima di lasciare la ribollente sala, diamo un’occhiata alla classifica provvisoria;

Perdinci ! Ci siamo classificati 120mi, su 216 partiti, bel risultato, considerato che non avevamo nessuno strumento a bordo, ..solo la conta numerica.. ad orecchio, e.. la distanza a.. occhio. Ben fatto! Ci congratuliamo con un fragoroso Hurrà! ed un caloroso abbraccio.

Lasciamo malvolentieri l’eterogeneo gruppo di sportivi e così finiamo ingloriosamente la 27^ edizione del Giro di Sicilia in una chilometrica coda di due ore tra Cefalù e Palermo che ci fa appassire un po’ come il prezzemolo al sole.

Se pur esausti, restano vivi i ricordi, tanti, di quei momenti, tantissimi, di allegra brigata con gli Argentini, gli Austriaci di Vienna e Salisburgo, i Compaesani di Palermo, Messina e Siracusa, e le splendide vedute dei variopinti paesaggi siciliani, dei tramonti d’infinita estasi, del buon cibo e del calore che la generosa umanità siciliana, ha offerto a tutti i partecipanti.

Bravi tutti, chi ha messo le idee, chi le porta avanti e… chi le conclude. Bravi, bravissimi, arrivederci al prossimo anno.

Dino Caldarera x il Giro di Sicilia 2017

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